giovedì 29 dicembre 2011

LA LIBIA


IL CASO

Petrolio, Tripoli gela l'Eni
"Modificheremo i contratti
"L'annuncio del nuovo governo libico allarma l'Italia.
Monti: "Andrò in visita a gennaio".
Il premier libico Abdelrahim Al Keeb aveva rassicurato Scaroni, ma ora dice:
"Faremo gli interessi dei libici"
di VINCENZO NIGRO

Il premier libico Abdelrahim Al Keeb È allarme rosso per gli interessi dell'Eni in Libia: mercoledì scorso l'amministratore delegato del gigante petrolifero Paolo Scaroni ha incontrato a Tripoli il nuovo primo ministro provvisorio Abdelrahim Al Keeb. Il premier "tecnico" guida un governo che dovrebbe portare in 3-4 mesi il paese alle prime elezioni democratiche della sua storia. Nelle dichiarazioni "programmatiche" fatte poco dopo la nomina, Al Keeb aveva detto che avrebbe avuto solo tre priorità: preparare le elezioni, curare i feriti, riabilitare la vita civile nelle città libiche. Occuparsi dei contratti petroliferi sarebbe stato compito del primo vero governo "non provvisorio" nato dopo le elezioni.

Nell'incontro di mercoledì il premier aveva spiegato a Scaroni che avrebbe voluto rivedere soltanto due accordi "di sostenibilità" che l'Eni aveva concluso con la Fondazione Gheddafi. Sono due intese sociali, per l'addestramento di giovani e personale libico e per la costruzione di appartamenti da destinare ai cittadini libici. "È comprensibile che quegli accordi potessero essere rimessi in discussione, visto che erano stati siglati da un'organizzazione gheddafiana", dice una fonte del governo italiano, "e questo era stato annunciato anche al premier Monti quando Jalil era venuto qui a Roma. Per noi invece i contratti petroliferi non sono in discussione".

Scaroni quindi era rientrato rassicurato dal suo viaggio in Libia, Al Keeb gli aveva parlato solo dei "contratti di sostenibilità". Ieri pomeriggio la sorpresa: un comunicato fatto diffondere dal premier Al Keeb è molto più ampio, sembra includere anche i contratti petroliferi nella revisione che andrà fatta "in nome degli interessi del popolo libico". "Il capo del governo di transizione Abdel Rahim al-Keeb - si legge nella nota - ha informato l'amministratore delegato dell'Eni che i contratti firmati tra il gruppo e il vecchio regime saranno rivisti e riesaminati conformemente agli interessi della Libia prima di essere applicati". Tutto il mondo, continua il premier libico, "dovrà rispettare le scelte del popolo libico. Le compagnie straniere che lavorano in Libia dovranno provare che sono partner della Libia e non di Gheddafi e del suo regime".

Sia Scaroni che lo stesso presidente del Consiglio Mario Monti nei colloqui col leader del Cnt Jalil avevano avuto rassicurazioni sul fatto che la Libia avrebbe rispettato gli impegni con l'Eni e quindi con l'Italia. Tanto che proprio ieri Mario Monti, in conferenza stampa, ha annunciato che il 21 gennaio farà una visita a Tripoli, rispondendo all'invito di Jalil. Ieri Scaroni ha parlato 3 volte col ministro del Petrolio libico, per sentirsi ripetere ogni volta che "i contratti petroliferi non sono in discussione".

Ma la sorpresa del comunicato del premier Al Keeb rimane tutta e dovrà essere letta in controluce, per capire quali sono le dinamiche all'interno del governo provvisorio libico. Già il 20 dicembre un vice-premier libico, Mustafà Ben Shagour, aveva dichiarato che "tutti i vecchi accordi e trattati firmati con le compagnie straniere devono essere rivisti perché sia accertato che sono effettivamente nell'interesse del popolo libico". Segnale ulteriore che la partita dei contratti petroliferi minaccia di essere soltanto all'inizio, e che chi riuscirà ad ottenere posizioni di potere in Libia vorrà dire la sua sulla torta delle assegnazioni petrolifere, e magari anche sulle fette di torta già distribuite.